L' ALTRA VOCE DI CORREZZANA

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Correzzana raccoglie la sfida dell’accoglienza

Cari concittadini, come saprete – avendone sentito parlare o avendo letto il comunicato diffuso dall’Amministrazione comunale, da qualche giorno Correzzana ospita un gruppo di persone provenienti dall’Africa e richiedenti asilo nel nostro Paese. Queste persone, tutte di sesso maschile e tutte maggiorenni tra i 19 e i 30 anni, sono alloggiate in una casa di via Marconi messa a disposizione del Consorzio Comunità Brianza dai proprietari stessi.

Preveniamo qualunque discussione di natura politica sul tema “gestione delle migrazioni” a livello provinciale, regionale, nazionale europeo o mondiale, perché questi temi sono importante oggetto di dibattito in altre e opportune sedi politiche.

Per chi fosse interessato ad approfondire i temi del diritto di asilo e delle politiche migratorie, delle normative in vigore nel nostro Paese e inoltre degli strumenti e dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea ai Governi per finanziare l’accoglienza, la fonte ufficiale è il Ministero dell’Interno: http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/politiche-migratorie …e anche http://www.integrazionemigranti.gov.it/Normativa/ProcedureItalia/Pagine/Sicurezza-Sociale.aspx

A tale proposito abbiamo già preso contatto con l’Amministrazione comunale segnalando la nostra piena disponibilità a dare una mano affinchè anche questa esperienza possa essere vissuta in modo positivo dalla comunità correzzanese nel suo complesso.

 

Cominciamo dando un piccolo contributo di informazione per quanti sono interessati a dare una mano o semplicemente per spiegare un pò meglio di cosa stiamo parlando.

 

Cos’è il Consorzio Comunità Brianza?

Si tratta di un’impresa sociale ben nota, attiva nel territorio provinciale in quasi tutti i settori del sociale: http://www.comunitamonzabrianza.it/, che partecipa al Consiglio Territoriale per l’Immigazione della Provincia di Monza e Brianza .

Quest’ultimo fa capo al Ministero dell’Interno, è presieduto dal Prefetto ed è composto da rappresentanti delle competenti amministrazioni locali dello Stato, della Regione, degli Enti locali, della camera di commercio, degli enti localmente attivi nell’assistenza agli immigrati, delle organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei lavoratori extracomunitari. I Consigli territoriali per l’immigrazione sono organismi fondamentali per monitorare in sede locale la presenza degli stranieri sul territorio e la capacità di assorbire i flussi migratori. Rappresentano una vera e propria risorsa per risolvere, in sinergia tra più soggetti istituzionali e non, i problemi connessi al fenomeno migratorio, per promuovere iniziative di integrazione e far pervenire al “centro” proposte che emergono a livello provinciale.

E’ appunto in questo contesto che è stata colta e valorizzata l’opportunità (offerta da una famiglia correzzanese) di alloggiare 20 persone richiedenti asilo, provenienti da 2 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana: Mali e Costa D’Avorio.

Cosa sappiamo di questi Paesi?

Entrambi questi Paesi sono stati e permangono dilaniati da guerre intestine, scatenate e sostenute da interessi economici che vanno ben oltre i confini dei rispettivi Stati. Interessi che hanno radici profonde in vari secoli di sfruttamento di questi Paesi da parte delle potenze politiche ed economiche occidentali: dalla tratta degli schiavi (che tra il 1500 e il 1800 causò la morte di oltre 10 milioni di Africani e molti di più li strappò alla loro patria), alla terra da coltivare (fenomeno recentemente noto come “land grabbing”), passando per il petrolio, i diamanti, i minerali preziosi e non ultime le risorse agroalimentari per l’esportazione.

Oggi questi due stati sono rispettivamente al 171° posto (Costa d’Avorio) e al 176° (Mali) su 187 nella classifica mondiale dei Paesi rispetto all’Indice di Sviluppo Umano. Parliamo di Paesi dagli altissimi indici di povertà, in cui fame e malnutrizione (anche EXPO 2015 insegna) sono una triste realtà per buona parte della popolazione.

Dal 2002 fino al 2011 una sanguinosa guerra civile – tristemente nota per il fenomeno dei bambini soldato – ha infiammato la Costa D’Avorio e ancora oggi gli ultimi focolai non sono ancora spenti. Come dietro al problema dei tumori per i rifiuti tossici, ci sono gli interessi di grandi multinazionali quali la “Trafigura”, dietro alla guerra ci sono quelli geopolitici ed economici delle grandi potenze occidentali, come nel caso della Costa d’Avorio, quelli neocoloniali della Francia, interessata a garantirsi il prosieguo del monopolio sullo sfruttamento delle risorse del paese.

La guerra in Mali, definita “la guerra silenziosa” per la scarsa attenzione che le è stata dedicata dalla stampa internazionale, a sua volta si situa nelle pieghe della politica coloniale francese e si intreccia con le recenti tensioni jihadiste: il silenzio assordante su questa situazione, va di pari passo con la sua complessità e delicatezza. Il conflitto nel Paese si è sviluppato a seguito di un colpo di Stato occorso nel marzo 2012 e dell’offensiva del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (a prevalenza Tuareg) e degli islamisti nel dicembre 2012. Nel gennaio 2013 una forza multinazionale (Operazione Serval) è intervenuta, su mandato ONU, per ristabilire la sovranità del Mali sui territori sahariani settentrionali.

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